Bits of Kelliness

Little bits of this, little bits of that.

One day, you’re 17 and you’re planning for someday. And then quietly, without you ever really noticing, someday is today. And then someday is yesterday. And this is your life.

—(via sexpansion)

(Source: voguelovesme, via farawaysadness)

eccellenze-italiane:

Una spirale. Una grande “S”. Un turbine blu su di uno sfondo giallo. Un arabesco. Un’onda, una scia magica. Oppure, la scalinata dei Musei Vaticani. Dipende dai punti di vista, da come la si guarda. La realtà. Potremmo essere dentro un sogno. La “S” di sogno. La realtà non è forse ciò che noi vediamo o che vogliamo vedere? Ecco uno degli interrogativi dell’opera, che ci avvolge globalmente al suo interno. Un vortice da cui non si può uscire. Qual’è il sopra, quale il sotto? Con quest’opera ci possiamo giocare, come fa l’artista con la realtà. Come ci suggerisce egli stesso, d’altronde. Ci invita a scrutare le infinite vie di osservazione.Silvio Zangarini usa la macchina fotografica come un occhio magico che deforma le dimensioni a suo piacimento, poi le proietta, le provoca, le lancia su nuove superfici.
Silvio Zangarini
Visita 

eccellenze-italiane:

Una spirale. Una grande “S”. Un turbine blu su di uno sfondo giallo. Un arabesco. Un’onda, una scia magica. Oppure, la scalinata dei Musei Vaticani. Dipende dai punti di vista, da come la si guarda. La realtà. Potremmo essere dentro un sogno. La “S” di sogno. La realtà non è forse ciò che noi vediamo o che vogliamo vedere? Ecco uno degli interrogativi dell’opera, che ci avvolge globalmente al suo interno. Un vortice da cui non si può uscire. Qual’è il sopra, quale il sotto? 
Con quest’opera ci possiamo giocare, come fa l’artista con la realtà. Come ci suggerisce egli stesso, d’altronde. Ci invita a scrutare le infinite vie di osservazione.
Silvio Zangarini usa la macchina fotografica come un occhio magico che deforma le dimensioni a suo piacimento, poi le proietta, le provoca, le lancia su nuove superfici.

Silvio Zangarini

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(via fabforgottennobility)

I am a collection of dismantled almosts.

Anne Sexton, from A Self-Portrait in Letters (Houghton Mifflin, 1977)

(Source: man-of-prose, via farawaysadness)